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Proibizionismo, la solita non soluzione del carcere

Droghe, Lamorgese e quell’atavica fissa per il carcere

Da Radiocittafujiko

Arrestare e incarcerare chi spaccia piccole quantità di sostanze stupefacenti ed è recidivo, in modo che non torni a spacciare poche ore dopo. È da Ancona che la ministra degli Interni Luciana Lamorgese ha annunciato questo inasprimento di pena per i piccoli spacciatori. “Abbiamo fatto un tavolo di lavoro con il ministero della Giustizia – ha detto Lamorgese – e abbiamo trovato una soluzione che convince sia noi sia la Giustizia, dando la possibilità di arrestare immediatamente con la custodia in carcere coloro che si macchiano di questo reato”.

Nel rapporto del 2019 dell’associazione Antigone, l’Italia, con il 35,3% dei detenuti ristretti per violazione delle leggi sulla droga, continua a essere il Paese del Consiglio d’Europa con il più alto numero di condannati in via definitiva per reati di droga. Al 31 dicembre 2018 i detenuti presenti nelle carceri per violazione delle leggi sugli stupefacenti erano 21.080. Il totale dei detenuti a quella stessa data era di 59.655.

Va considerato, inoltre, che circa il 25% della popolazione carceraria è tossicodipendente, “e spesso lo diventa in carcere, alla faccia del recupero sociale”, commenta ai nostri microfoni Max del laboratorio antiproibizionista Lab57.

Altro dato rilevante: il sovraffollamento carcerario. A gennaio scorso il garante per i diritti dei detenuti ha lanciato l’ennesimo allarme sulla situazione nei 190 istituti penitenziari italiani. Il numero dei reclusi, infatti, ammonta a 61mila, a fronte di una capienza che è di 10mila unità inferiore.

“Quella di Lamorgese sembra la solita sparata proibizionista ad effetto, per ingraziarsi i voti della destra e anche dei più reazionari a sinistra – osserva Max – Si vuole perseguire chi ha una modica quantità, rischiando di punire anche i consumatori, lasciando invece intatti i grandi narcotraffici”.
Anche i dati degli altri Paesi europei confinanti con l’Italia, come Germania, Spagna e Francia, possono suggerire che il nostro approccio non funziona. “La carcerazione per droga, in quei Paesi, è attorno al 10-15%, mentre da noi è il doppio o il triplo”, sottolinea l’esponente del Lab57.

L’unica strada è la depenalizzazione

Soluzioni efficaci, invece, sono ciò che i governi italiani non hanno mai voluto prendere in considerazione: la depenalizzazione. Sia della cannabis che di altre droghe leggere.
Il risultato sarebbe una riduzione della carcerazione, ma anche una sottrazione di risorse e mercato al grande narcotraffico.
La misura annunciata da Lamorgese, invece, va ad accanirsi ulteriormente su categorie sociali già abbastanza stigmatizzate. “I decreti sicurezza hanno buttato nell’illegalità ancora più persone migranti e, non avendo alternative, finiscono nelle maglie del piccolo spaccio, generando un’ulteriore caccia alle streghe”, sottolinea Max.

L’attivista del Lab57, infine, sottolinea un altro dato, sempre figlio delle logiche proibizioniste, ma anche del taglio al welfare: le morti per overdose.
“A Bologna sono usciti i dati dell’osservatorio epidemiologico sul 2019 e ci sono già 22 morti per overdose da eroina troppo pura. In città è dal 2006 che non c’è un drop-in aperto. Si vuole dare la caccia ai piccoli spacciatori, ma per i grandi problemi non si fa nulla”.

Intervista a Max del Lab57 qui


Conferenza nazionale autoconvocata 28 e 29 febbraio a Milano.
L’intervento di Forum Droghe rispetto alla proposta Lamorgese sulla carcerazione in caso di recidiva per fatti di lieve entità per spaccio di droghe.

Da https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/droghe-proposta-lamorgese-basta-populismo-penale-occorre-invertire-rotta/

Rispetto al recente annuncio della Ministra Lamorgese, Forum Droghe, la storica associazione che si occupa di politiche sulle droghe a livello nazionale ed internazionale (con status consultivo all’ONU) interviene sulla carcerazione per fatti di lieve entità legati allo spaccio di droghe:

Ci risiamo – commenta amaro Stefano Vecchio, Presidente di Forum Droghe – il Governo con i suoi Ministri dell’Interno Lamorgese e della Giustizia Bonafede vogliono intervenire sulla legge sulle droghe con un solo obiettivo: mandare in carcere i piccoli spacciatori. Come se il carcere non fosse già pieno di spacciatori, per lo più piccoli, che rappresentano il 35% dei detenuti in Italia come dimostrato dal Libro Bianco sulle droghe. Ma il tema non è se ci siano troppi o pochi spacciatori in carcere; il punto di cui anche questo Governo non vuole prendere atto, è che nonostante si continuino ad arrestare, condannare e incarcerare spacciatori il mercato nero delle droghe è più florido che mai. Non sono bastati 30 anni di fallimentare repressione sulle droghe per attestare l’incapacità di affrontare il fenomeno con il codice penale? E’ necessario, al contrario, un cambio di rotta radicale nelle politiche sulle droghe centrato sul governo sociale del fenomeno e sulla prospettiva della Riduzione del Danno. Per questo Forum Droghe si ritroverà a fine mese insieme ad una larga fetta di Società Civile a Milano per una Conferenza nazionale sulle droghe. Autoconvocata perchè da quasi 11 anni i Governi succedutisi sono stati talmente interessati al tema da non procedere all’obbligo di legge del confronto triennale con operatori, privato sociale e Società Civile. Una conferenza che è aperta e per questo invitiamo i Ministri a venire a venire confrontarsi il 28 e 29 febbraio a Milano con la viva realtà e le proposte concrete.

Per Hassan Bassi, segretario di Forum Droghe “E’ ora di smetterla con questo continuo richiamo al carcere quando si parla di droghe: non serve più carcere, serve un diverso approccio ai consumi di sostanze psicoattive e al mercato che ne consegue. Nel percorso della conferenza nazionale autoconvocata le organizzazioni della Società Civile italiana hanno organizzato numerosi laboratori che hanno dimostrato come l’approccio penale sia inutile e dannoso, e come invece lavorando sulla reale prevenzione (che non sono i cani nelle scuole) e la Riduzione del Danno e dei Rischi si possa intervenire come maggiore efficacia limitando i danni e le sofferenze. Proprio domani avremo due eventi a Roma, promossi da CNCA e ITARDD, che porranno in primo piano proprio questi temi. La proposta della Ministra colpirebbe solo la parte più debole del mercato delle sostanze, anzi spesso dei semplici consumatori che operano nel piccolo spaccio per garantirsi sostanze per uso personale. E sopratutto un esercito di emarginati che trovano nel piccolo spaccio l’unico mezzo per il proprio sostentamento. Impegnare le forze dell’ ordine e riempire le carceri di piccoli spacciatori impedisce interventi ben più importanti contro i grandi signori delle mafie del narcotraffico. Uno spreco di inchiostro e di risorse inutile.”

Proprio sullo spaccio di lieve entità – interviene infine Leonardo Fiorentini, Direttore di Fuoriluogo –  sono iniziate alla Camera le audizioni su 2 progetti di legge antitetici di modifica del comma 5 dell’articolo 73 del DPR 309/90. Da una parte quello che moltiplica le pene  voluto dall’ex Ministro della Paura, ovvero uno squallido esempio di populismo penale della Lega. Dall’altra il Disegno di Legge presentato da Riccardo Magi ed altri deputati. E’ necessario infatti come azione minima di inversione di rotta, fare un esercizio di mera intelligenza legislativa, portando la distinzione fra le diverse sostanze anche sulla lieve entità, proprio per dividere il mercato delle droghe più pericolose da quello della cannabis, e dando un supporto normativo all’indicazione della Corte di Cassazione rispetto alla non punibilità della coltivazione di canapa ad uso personale. Essendo questa la sostanza più consumata e normalizzata oggi rappresenta nel nostro paese l’80% dei consumi, l’80% dei sequestri, l’80% delle segnalazioni ai Prefetti e circa il 50% delle denunce penali. Un’enormità di peso per il sistema repressivo, penale e penitenziario e per le persone che usano cannabis. Partiamo da qui.”

Forum Droghe, fondata nel 1995, si occupa di politiche sulle droghe a livello nazionale ed internazionale. E’ membro dell’International Drug Policy Consortium e della Coalizione Italiana per i Diritti e le Libertà Civili ed è ONG accreditata con status consultivo all’ONU. Fuoriluogo è la testata edita da Forum Droghe.