Eventi inerenti

  • Mar
    12
    Feb
    2019
    18:00Mediateca Gateway - Via San Petronio Vecchio 33/b Bologna

    Con Mario Galzigna e Andrea Muni:

    In questo incontro discuteremo di come nasce il manicomio tra gli altri luoghi di reclusione, di come da un certo momento nasca l'esigenza sociale di recludere la follia e di come questa reclusione venga immaginata come " terapeutica" . Ne disveleremo il campo di battaglia, tra sapere e potere, che avviene tra medico e rinchiuso, delle battaglie di liberazione che quelle mura hanno nascosto e studiosi come Foucaut portato alla luce.

  • Gio
    21
    Feb
    2019
    20:30Xm24, via Fioravanti, Bologna

    Presentazione dell'esperienza di Attività Terapeutica Popolare e del libro "La vita quotidiana come storia. Senza paure e senza psichiatria.

    La presentazione di queste carte è oggi l’occasione per conoscere approcci e punti di vista sul tema della salute mentale diversi da quelli dominanti e per continuare la discussione su questioni che, a quarant’anni dalla legge che sancì la chiusura dei manicomi, rimangono determinanti per decifrare la società contemporanea, le relazioni interpersonali e la paura dell’altro.

    DIFFONDI!

  • Sab
    30
    Mar
    2019
    18:30Circolo Anarchico Berneri, Piazza di Porta Santo Stefano 1, Bologna
    La tendenza della cultura occidentale a medicalizzare ogni fase della vita si estende all’infanzia e all’adolescenza codificando
    nuove diagnosi psichiatriche, offrendo all’industria farmaceutica profitti sempre più copiosi.
    La scuola pubblica è il luogo privilegiato per avviare, attraverso strumenti approssimativi, l’iter diagnostico. L’aumento esponenziale di 
    certificazioni induce alla prevaricazione dell’approccio clinico danneggiando la relazione educativa.    
    Quali le possibilità di opposizione? Quali le alternative per i genitori?
    Ne parliamo con gli autori.
     
  • Mar
    16
    Apr
    2019
    18:00BIBLIOTECA‘ CASA DI KHAOULA’ via di Corticella 104 Bologna

    Miriam Ridolfi
    dialoga con
    Bianca Bonavita,
    ex educatrice e contadina,
    autrice di Discola. Descolarizzare ancora la società.
    (Pentagora, 2019)

    MARTEDÌ 16 APRILE
    ORE 18
    BIBLIOTECA ‘CASA DI KHAOULA’

    Via di Corticella 104 Bologna

    Tel. 051/6312721
    bibliotecacasakhaoula@comune.bologna.it
    Bus 27 - fermata Ippodromo o Aldini
    Parcheggio interno auto gratuito.

     

     

  • Gio
    20
    Giu
    2019
    19:30Xm24 via Fioravanti 24 - Bologna

    DE-ISTITUZIONALIZZARE ANCORA LA SOCIETA’

    Relazioni umane e collettività fuori dallo spazio normativo dell’istituzione

     

    Quest’incontro nasce per la volontà di dare continuità ai discorsi e alla partecipazione che si sono raccolti intorno all’evento del 21 febbraio a Xm24 SENZA PAURE E SENZA PSICHIATRIA, incontro che affrontava il tema dell’autogestione della Salute mentale raccontando la preziosa esperienza di Antonietta Bernardoni e dell’Attività Terapeutica Popolare a Modena.
    Alienati dentro e fuori dalle sovrastrutture sempre più strette e spersonalizzanti che ci determinano, l’evento sull’ATP ha fatto emergere un bisogno latente e diffuso di condivisione, riflessione e incontro comune su aspetti della nostra vita che difficilmente abbiamo l’opportunità di discutere collettivamente.
    De-istituzionalizzare ancora la società. Perché il potere normativo e disciplinare si fa sempre più stringente, oggettivante e coercitivo in ogni “campo” mutilando e reprimendo la vitalità del discorso umano.
    De-istituzionalizzare ancora la società, per sostenere le lotte di chi  mantiene aperte finestre di possibilità oltre i paradigmi del controllo  capitalista e istituzionale.
    De-istituzionalizzare ancora le coscienze, per rimettere in discussione collettivamente i modelli dominanti spersonalizzanti in cui siamo inserit* e affrontare insieme le contraddizioni che ci attraversano.

    Giovedì 20 giugno a Xm24,

    ore 19:30 cena

    ore 20:30 dibattito e assemblea.

    DIFFONDI!

     

  • Lun
    02
    Set
    2019
    19:00Parco che Resiste dietro XM24

    Dopo un'estate di fuoco (vedi -> XM24 contro il Nulla che avanza) riprende con rinnovata energia l'assemblea educ(A)ttiva.

    Ci vediamo con chi è interessat* a portare avanti la riflessione anti-istituzionale cominciata tra le mura di XM24, alle 19:00, sullo sfondo distopico del parco che Resiste, accanto alle lamiere che chiudono XM24. Potrebbero essere comodi dei teli.

     

  • Sab
    19
    Ott
    2019
    Dom
    20
    Ott
    2019
    15:00Monetachiari , Brescia/ Trai Parma

    NO ELETTROSHOCK - NO ABUSI E MORTI NEI REPARTI!
    (Con Sabatino nel ♥️)

    SABATO 19 ottobre ore 15 a MONTICHIARI (BS) ingresso reparto Via G.Ciotti 154
    PRESIDIO INFORMATIVO CONTRO L'USO DELL'ELETTROSHOCK
    ore 20.30 in Località Casella, Via Argine sinistro torrente Parma, 8
    Sorbole Mezzani (PR) Fermata Bus a TRAI
    CENA BENEFIT CON PRESENTAZIONE + LIVE
    Il collettivo SenzaNumero di Roma presenterà il suo aperiodico. A
    seguire live dei Gabriela Yankov, Vj Schnell e Dj Irene La Merdica.

    DOMENICA 20 ottobre ore 10.30 a TRAI
    ASSEMBLEA dei GRUPPI e dei COLLETTIVI ANTIPSICHIATRICI

    Vorremmo chiamare a sostegno dell'iniziativa tutte le realtà che hanno a cuore la libertà della persona nel poter disporre della propria vita, dei propri ricordi e dei propri pregi e difetti. In questa iniziativa vogliamo inoltre dire basta ai morti nei reparti ed agli abusi. Il
    recente caso di Elena Casetto, morta bruciata a Bergamo legata al letto, è solo l'ultimo di una lunga serie balzato alle cronache perchè era inevitabile essendo così eclatante. Molti casi di abusi indiscriminati e di morti rimangono nel silenzio come era emerso qualche anno fa con il 'Caso Niguarda', con 12 pazienti morti ed altri paralizzati con protocolli di supercontenzione fisica quali 'lo spallaccio'. In quel caso la denuncia era partita dall'interno, ma nella maggioranza dei casi vige il silenzio e certi episodi vengono ritenuti 'blandi effetti collaterali' previsti dalla norma. Il taser nei reparti è divenuto la norma, gli abusi divengono la norma.

    QUESTO SILENZIO DEVE FINIRE. QUESTA NORMA DEVE FINIRE.

    Per dare continuità al presidio di Giugno a Pisa riproponiamo il testo informativo sulla TEC/ELETTROSHOCK dove si spiega bene in cosa consiste questa pratica: ''L'elettroshock oggi viene chiamato TEC (terapia elettroconvulsiva) ma rimane la stessa tecnica inventata nel 1938 da Cerletti e Bini. Si tratta di corrente elettrica che passando dalla testa e attraversando il cervello produce una convulsione generalizzata. Migliorandone le garanzie burocratiche, così come introducendo alcune modifiche nel
    trattamento, vedi anestesia totale e farmaci miorilassanti, non si cambia la sostanza della TEC. A più di ottanta anni dalla sua invenzione, possiamo affermare che l'elettroshock è l'unico trattamento, che prevede come cura una grave crisi organica dei soggetti indotta a tale scopo, mai dichiarato obsoleto. Perché questo trattamento medico – che per stessa ammissione di molti psichiatri che lo hanno applicato e che continuano ad applicarlo – è stato utilizzato in passato come metodo di annichilimento
    dell'umano, come strumento di tortura, come mezzo repressivo contro la disobbedienza, non viene dichiarato superato dalla storia e dalla scienza? È sufficiente praticare un'anestesia totale per rendere più umana e dignitosa la sua applicazione? Basta chiamarla terapia per renderla legittima? Possono dei benefici temporanei, che per avere effetto devono comunque essere accompagnati dall'assunzione di psicofarmaci, essere un valido motivo per usare questo trattamento? Si possono ignorare gli effetti negativi dell'elettroshock? In Italia negli ultimi anni si tende a incentivare l'utilizzo delle terapie elettroconvulsive, non solo come estrema ratio ma anche come prima scelta. Per esempio nel trattamento delle depressioni femminili entro i primi tre mesi di gravidanza, poiché ritenuto meno pericoloso degli psicofarmaci nei primi periodi di gestazione umana. Anche per quanto riguarda ipotetici problemi di depressione post partum la TEC viene addirittura pro-posta quale terapia adeguata e meno invasiva per le neo mamme rispetto agli psicofarmaci o ad un Trattamento Sanitario Obbligatorio.
    Oggi i centri clinici dove si fa l'elettroshock sono 16 e i pazienti all'incirca 300 l'anno. [Montichiari è uno di questi].
    I meccanismi di azione della TEC non sono noti. Per la psichiatria «rimane irrisolto il problema di come la convulsione cerebrale provochi le modificazioni psichiche» e «non è chiaro quali e in che modo queste modificazioni (dei neurotrasmettitori e dei meccanismi recettoriali) siano correlate all'effetto terapeutico» (G. B. Cassano, Manuale di
    Psichiatria). Ma per chi subisce tale trattamento la perdita di memoria e i danni cerebrali sono ben evidenti e possono essere rilevati
    attraverso autopsie e variazioni elettroencefalografiche anche dopo dieci o venti anni dallo shock.
    Ciò che resta di certo, quindi, è la brutalità, la totale mancanza di validità scientifica e l'assenza di un valore terapeutico comprovato.
    Ci teniamo, quindi, a ribadire che nonostante le vesti moderne l'elettroshock rimane una terapia invasiva, una violenza, un attacco
    all'integrità psicologica e culturale di chi lo subisce. Insieme ad altre pratiche psichiatriche come il TSO, l'elettroshock è un esempio,
    se non l'icona, della coercizione e dell'arbitrio esercitato dalla psichiatria. Il percorso di superamento dell'elettroshock e di tutte le
    pratiche non terapeutiche deve essere portato avanti e difeso in tutti i servizi psichiatrici, in tutti i luoghi e gli spazi di cultura e
    formazione dove il soggetto principale è una persona, che insieme ai suoi cari, soffre una fragilità.''

    COLLETTIVO SENZANUMERO - ROMA - senzanumero@autistici.org

    COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO CAMUNO - CAMAP camap@autistici.org

    COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD - PISA antipsichiatriapisa@inventati.org

     

     

  • Sab
    01
    Feb
    2020
    15:00Parco della Montagnola, Bologna

    La macchina delle espulsioni in Italia si trova in un momento particolare. Da una parte le rivolte e le lotte dei reclusi che negli ultimi mesi a Roma, Bari, Torino, Caltanissetta, Trapani e Gradisca tentano di mandarla fuori strada e far chiudere i Centri della detenzione amministrativa.
    Dall’altra chi governa, deciso a potenziare questa macchina, come mostra la recente apertura dei Cpr a Gradisca e Macomer e la prossima a Milano, e farla girare più spedita che mai spianando la strada da ogni potenziale ostacolo.

    La scelta di un ex-carcere per il Cpr di Macomer, le reti elettrificate in quello di Gradisca, il sequestro dei telefoni a Torino e Gradisca, misura che minaccia di estendersi agli altri Centri e diventare la norma, sono chiari segnali di un tentativo di indurire ulteriormente la detenzione amministrativa. A questo si aggiungono gli arresti, le espulsioni, i pestaggi e le condizioni in cui sono stati lasciati i reclusi dopo le rivolte, a dormire nelle mense o fuori al freddo senza servizi igienici.

    Una politica del terrore che ha portato alla morte di due reclusi: Aymen Mekni, tunisino di 34 anni, nel Cpr di Caltanissetta e V.E., georgiano di 37, in quello di Gradisca, ammazzato di botte dalle forze dell’ordine. Due omicidi di Stato che dovrebbero impaurire gli altri reclusi e scongiurare la possibilità che qualcun altro si ribelli. Nel frattempo, a Caltanissetta come a Gradisca, i compagni più vicini ai due reclusi uccisi vengono espulsi in fretta e furia per togliere di mezzo scomodi testimoni.

    Contro il coraggio, la rabbia e la voglia di libertà espressi dai reclusi durante le rivolte, lo Stato ha deciso di vendicarsi utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione. La determinazione con cui le persone rinchiuse in questi monumenti all’infamia di quest’epoca hanno da sempre affrontato la loro reclusione dovrebbe essere d’esempio per noi fuori, specie in un momento come questo in cui le condizioni di vita e di lavoro all’interno delle città si fanno sempre più dure e se non riusciamo ad alzare la testa l’aria continuerà a farsi sempre più soffocante.

    Non possiamo lasciarli da soli nelle mani degli aguzzini di Stato.

    Invitiamo a una giornata di mobilitazione nazionale contro i Cpr e la macchina delle espulsioni per sabato 1 febbraio.

  • Sab
    01
    Feb
    2020
    15:00Circolo Guernelli (Via Antonio Gandusio 6, Bologna)

    L’obbiettivo è costruire insieme una mobilitazione partecipata per una contro-progettazione dal basso su tutta l’area dell’ex-caserma sani.

    "Vogliamo metterci in gioco e iniziare ad interrogarci insieme su come rispondere ai bisogni e ai desideri di una comunità in divenire che negli spazi dell'ex Caserma Sani potrebbe trovare casa ma sopratutto il luogo e le persone con cui immaginare e realizzare "l'impossibile"."

  • Sab
    08
    Feb
    2020
    21:30Spazio Antagonista NEWROZ in via Garibaldi 72, Pisa

    Lo spettacolo, a cura del Wu Ming Contingent, racconta il rapporto tra elettricità e follia, dai tempi delle streghe fino ai giorni nostri, passando per la Prima Guerra Mondiale, lo studio di Cerletti, le idee di Basaglia, le parole di Lou Reed, Ernest Hemingway, Janet Frame, i documenti d’archivio.>>

    Alle ore 20 Aaperitivo/cena
    Per info: antipsichiatriapisa@inventati.org

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  • Mer
    04
    Mar
    2020
    Mer
    15
    Apr
    2020
    21pin MUFFA Via Giovanni Mario Crescimbeni 41, 62100 Macerata

    A ≠ PSI CHIA TRIA
    con Sabatino nel cuore

    rassegna in collaborazione con Casa Galeone

    "Continuano con le rassegne sulle istituzioni totali. Con una serie di presentazioni di libri, dibattiti, film, parleremo di psichiatria e di antipsichiatria. Scopriremo come siamo passati dal manicomio al servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC), reparti ospedalieri dove donne e uomini muoiono legati mani e piedi al letto. Ci racconteranno della TEC, terapia elettroconvulsivante, il nuovo nome dell’elettroshock, terapia molto in voga per la cura della depressione. Di questo, di chi lotta con chi finisce in questo inferno, della somministrazione di psicofarmaci ai bambini, dell’uso politico del manicomio e di molto altro ancora parleremo e discuteremo insieme."

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    PRESENTAZIONE DE I MATTI DEL DUCE CON L’AUTORE MATTEO PETRACCI - INDAGINE SULL'INTERNAMENTO PSICHIATRICO COME STRUMENTO DI REPRESSIONE POLITICA USATO DAI FASCISTI

    MER. 04 MARZO 2020 - ORE 21:00

    Mania politica, schizofrenia, paranoia, isterismo, distimia, depressione. Sono queste le diagnosi che compaiono nei documenti di polizia o nelle cartelle cliniche intestate agli oppositori politici rinchiusi in manicomio negli anni del fascismo. Diagnosi più che sufficienti a motivare la segregazione per lunghi anni o per tutta la vita.
    Quali ragioni medico scientifiche hanno giustificato il loro internamento psichiatrico? Quali, invece, le ragioni dettate dalla politica del regime contro il dissenso e l’anticonformismo sociale? Molto si è scritto rispetto all’esperienza degli antifascisti in carcere o al confino, ma la possibilità che il regime abbia utilizzato anche l’internamento psichiatrico come strumento di repressione politica resta ancora poco indagata.
    Attraverso carte di polizia e giudiziarie, testimonianze e relazioni mediche e psichiatriche contenute nelle cartelle cliniche, Matteo Petracci ricostruisce i diversi percorsi che hanno condotto gli antifascisti in manicomio. Alcuni furono ricoverati d’urgenza secondo le procedure previste dalla legge del 1904 sui manicomi e gli alienati; altri vennero internati ai fini dell’osservazione psichiatrica giudiziaria o come misura di sicurezza; altri ancora furono trasferiti in manicomio quando già si trovavano in carcere e al confino. Dall’analisi degli intrecci tra ragioni politiche e ragioni di ordine medico emerge con forza il ruolo giocato dalla sovrapposizione tra scienza e politica nella segregazione di centinaia di donne e di uomini, tutti accomunati dall’essere stati schedati come oppositori del fascismo.

    Matteo Petracci, "I matti del Duce: manicomi e repressione politica nell'Italia fascista", Donzelli editore, Roma 2014

    PRESENTAZIONE DI 'DIVIETO D’INFANZIA. PSICHIATRIA, CONTROLLO, PROFITTO' CON L’AUTRICE CHIARA GAZZOLA - UN LIBRO D’ALLARME SULLA CRESCENTE SOMMINISTRAZIONE DI PSICOFARMACI A BAMBINI E ADOLESCENTI

    MER. 11 MARZO 2020 - ORE 21:00

    La tendenza della cultura occidentale a medicalizzare ogni fase della vita si estende all’infanzia e all’adolescenza codificando nuove diagnosi psichiatriche, offrendo all’industria farmaceutica profitti sempre più copiosi. La scuola pubblica è il luogo privilegiato per avviare, attraverso strumenti approssimativi, l’iter diagnostico. L’aumento esponenziale di certificazioni induce alla prevaricazione dell’approccio clinico danneggiando la relazione educativa.
    Il libro rivolge lo sguardo alla diagnosi di ADHD (deficit dell’attenzione e iperattività) in Italia, ai dati sulle altre patologie psichiatriche e ai relativi farmaci nel mercato nazionale; mette in discussione anche la tendenza alla medicalizzazione nelle scuole, cercando di dare degli spunti e stimoli ad alternative concrete per ostacolarla. Attualmente a scuola sono sempre di più i bambini che hanno diagnosi psichiatriche, in particolare disturbo dell’adattamento, dell’attenzione, con iperattività, depressione, disturbo bipolare.
    Gli psicofarmaci, oltre ad agire solo sui sintomi e non sulle cause della sofferenza della persona, alterano il metabolismo e le percezioni, rallentano i percorsi cognitivi ed ideativi contrastando la possibilità di fare scelte autonome, generando fenomeni di dipendenza ed assuefazione del tutto pari, se non superiori, a quelli delle sostanze illegali classificate come droghe pesanti. Presi per lungo tempo possono portare a danni neurologici gravi che faranno del bambino un disabile.
    Quali le possibilità di opposizione? Quali le alternative per i genitori?

    Chiara Gazzola, Sebastiano Ortu, "Divieto d’infanzia. Psichiatria, controllo, profitto", BFS Edizioni, Pisa, 2018

    PROIEZIONE DI '87 ORE - GLI ULTIMI GIORNI DI FRANCESCO MASTROGIOVANNI' GLI ULTIMI QUATTRO GIORNI DELLA VITA DI FRANCESCO MASTROGIOVANNI, MAESTRO ELEMENTARE, PRELEVATO E INTERNATO IN UN REPARTO PSICHIATRICO

    MER. 18 MARZO 2020 - ORE 21:00

    Documentario di Costanza Quatriglio sul caso del maestro elementare Francesco Mastrogiovanni, 58 anni, che viene prelevato dai Carabinieri dalla spiaggia del campeggio Club Costa Cilento – Marina Piccola, mentre fa il bagno, condotto nel reparto psichiatrico dell’ospedale S. Luca di Vallo della Lucania (in provincia di Salerno) e sottoposto a TSO (trattamento sanitario obbligatorio). Legato ad un letto ai polsi e le caviglie, è stato dichiarato morto dopo 4 giorni.
    Con i rumori sordi, con le immagini senza commento, ma poi anche con le parole della nipote Grazia Serra che disegna, con le sue parole, un altro quadro, parallelo, di questo calvario. Dove l’occhio meccanico diventa poi l’occhio vivo, il punto di vista è nitido e non ammette ambiguità.

    SPETTACOLO TEATRALE 'AMMALIAMOCI D’IMMENSO' DI E CON FRANCESCA ROSSI BRUNORI - MONOLOGO TRAGICOMICO CHE RACCONTA DI COME UNA STELLA CADENTE SI TRASFORMÒ IN MALATTIA MENTALE
    MER. 25 MARZO 2020 - ORE 21:00

    Un monologo tragicomico che tratta di noi esseri viventi e della nostra capacità di essere "esseri" umani terribili malandati e malconci. E perfino in apparenza soli. Se tutto intorno non c’è aiuto e nemmeno aiutati che Dio ti aiuta, l’unica cosa che possiamo fare è invocare un risorgi uomo. Un risorgi donna. Un risorgimento di rivolta che dobbiamo con le ultime forze rimaste, invocare a gran voce.

    di e con Francesca Rossi Brunori

    scenografie: Anita Habluetzel Esposito
    musiche: Domenico Maria Mancini

    TAVOLA ROTONDA COSA STIAMO FACENDO? COSA SI PUÒ FARE? - CONFRONTO SU STRATEGIE, AZIONI E PRATICHE DI RESISTENZA E ATTACCO ALLA PSICHIATRIA CON I COLLETTIVI ANTIPSICHIATRICI ANTONIN ARTAUD (PISA), RAPAVIOLA (MILANO) E SENZANUMERO (ROMA)
    SAB. 28 MARZO 2020 - ORE 19:00

    Tavola rotonda con le compagne e i compagni dei collettivi antipsichiatrici Antonin Artaud (Pisa), Rapaviola (Milano) e SenzaNumero (Roma). Confronto su strategie, azioni e pratiche di resistenza e attacco alla psichiatria.

    Il Collettivo Antipsichiatria Antonin Artaud [https://artaudpisa.noblogs.org/] è nato a Pisa nel 2005 con l'obiettivo di creare opportunità di dialogo e confronto e di supportare le persone gravemente colpite dal pregiudizio psichiatrico.
    Il Collettivo agisce su due diversi livelli: il livello politico. Con l’impegno nell’analisi e nella denuncia del ruolo sempre più ingombrante riconosciuto alla psichiatria all’interno della società, prestando particolare attenzione ai metodi e ai meccanismi attraverso i quali questa si espande sempre più in modo diffuso e trasversale.
    Il livello sociale: fornendo supporto diretto a coloro che chiedono consigli sui trattamenti in corso, le loro conseguenze e gli effetti collaterali e / o denunciando abusi dei diritti dei pazienti (secondo le poche garanzie che la Legge "Basaglia" fornisce).

    Collettivo Rapaviola è un gruppo promosso da compagni impegnati politicamente contro la repressione e il carcere provenienti da Olga.
    L'intento è di chiarire il carattere di religione che ha la psichiatria, i danni che sta provocando quale strumento usato dal potere per uniformare gli individui, espropriarli del loro senso e renderli funzionali a questo sistema basato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

    Obiettivi pratici:
    - creare ambiti agibilità esistenziale nei quali poter esprimere esigenze materiali e spirituali, collettive o individuali, anche se non uniformi alle leggi, all'etica e alla morale dominanti.
    - promuovere gruppi di azione antistigma vivendo momenti del proprio quotidiano assieme a vittime della psichiatria e del pregiudizio psichiatrico; momenti di socialità nel territorio dove si verifichino vessazioni o soprusi. Momenti sociali dove tutti hanno un senso e lo stesso valore, nessuno aiuta nessuno, bensì, assieme si modifica la cultura e la società. - senza pregiudizi verso altre forme di lotta contro la psichiatria, non vuole fare il missionario o l'assistente sociale. L'attività principe è la lotta: tutti assieme, si affronta la realtà e si cambia.rapaviola@gmail.com
    Collettivo Senza numero [ https://senzanumero.noblogs.org/ ] nasce a Roma nel 2015 un po’ casualmente, spinti da necessità personali e affettive perché una persona cara si era ritrovata, dopo una serie di vicende, incastrata nel meccanismo repressivo della REMS (residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza).
    Il collettivo ha da subito iniziato una ricerca sul linguaggio: il linguaggio “mattofobico”. Oltre a portare avanti questo tipo di ricerca organizza iniziative di informazione e controinformazione, pubblica opuscoli risultato di discussioni collettive, di lavori di approfondimento e inchieste. Inoltre sostiene persone che sono sotto cure psichiatriche in due modi diversi ma complementare: seguendo la persona nelle varie fasi della cura e creando una rete sociale. Quest’ultima è infatti un potente strumento per rompere l’isolamento in cui si trova spessa una persona psichiatrizzata.

    PRESENTAZIONE DI 'REPARTO' DA QUI CON L’AUTRICE SARAH DI PIERO - VIAGGIO ATTRAVERSO L’ESPERIENZA VISSUTA ALL’INTERNO DEI REPARTI PSICHIATRICI E FUORI DA ESSI, UN VIAGGIO IN CUI LA POESIA È DIVENTATA FORMA PER TUTTO QUELLO CHE SI AGITA DENTRO

    MER 01 APRILE 2020 - ORE 21:00

    Reparto da qui è un’opera letteraria di denuncia. Nel suo viaggio dall’inferno del disagio psichico al purgatorio chimico, in cerca di un paradiso perduto, Sarah Di Piero ha raccolto, tra sogno e veglia, i frammenti della sua esperienza, vissuta dentro i reparti psichiatrici ma anche fuori, nel mondo esterno.
    L’opera è un invito a non arrendersi e a servirsi della parola per dire ciò che si agita dentro e fuori di noi, rappresentare la vita nella sua bellezza convulsiva, cantarla e predire la salute, la salvezza, la conciliazione, anche quando sembra più lontana e inaccessibile.

    Sarah Di Piero, "Reparto da qui", Argo, Ancona, 2019

    LETTURA TEATRALE DI 'TREDICI CANTI' A CURA DI IRENE RAPANELLI - 13 FOLLI CHE SI RACCONTANO, 13 AUTOBIOGRAFIE, RICAVATE DA ANNA MARCHITELLI DALLE CARTELLE CLINICHE CONSERVATE NELL’ARCHIVIO DELL’EX OSPEDALE PSICHIATRICO LEONARDO BIANCHI DI NAPOLI
    MER. 15 APRILE 2020 - ORE 21:00

    Il numero 13 rappresenta la morte, la trasformazione e la rinascita. Ed è ciò che accade, idealmente, ai 13 folli che si raccontano dopo anni in cui nessuno aveva prestato loro voce e ascolto. 13 autobiografie prendono vita dalle cartelle cliniche conservate nell’archivio dell’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, attivo a Napoli sin dai primi del Novecento.

    Lettura teatrale a cura di Irene Rapanelli, liberamente ispirata al libro di Anna Marchitelli, "Tredici Canti", Neri Pozza editore, Vicenza 2018.

    INGRESSO GRATUITO riservato ai soci MUFFA
     tesseramento 2019/2020 al costo di 3€

    grafica: metafora dei luoghi della gabbia dell'anima | opera citata: tratta dal web.

    [...] Il manicomio, sotto la copertura della scienza e della giustizia, è paragonabile alla caserma, alla prigione, al bagno penale.

    [estratto della lettera di Antonin Artaud al dottor Ferdiére del 1946 pubblicato su 180° - L'altra metà dell'informazione 15 Giugno 2016]

  • Sab
    14
    Mar
    2020
    Dom
    15
    Mar
    2020
    10:00Presso la sala “DOMUS ARS” Via Santa Chiara, 10 C Napoli

    Un convegno contro il carcere.

    Tra passato e presente, le lotte dentro, le lotte fuori, la prospettiva di distruggerlo.

    Pieghevole convegno - DIFFONDI

    Perché un convegno contro il carcere?

    A reggere la presente organizzazione sociale è, in ultima analisi, la violenza. E il carcere ne è la sua concretizzazione materiale, una delle sue più empie epifanie e anche un suo utile strumento.
    Esso non solo concentra in se la violenza quotidiana dello sfruttamento e del dominio (dal lavoro ai quartieri, dalla scuola alla medicina, dalla famiglia all’urbanistica) esacerbandola, ma condiziona e informa la società nel suo insieme, nei suoi spazi e nei suoi tempi.

    Ma proprio il sistema carcere è quel sistema che più di altri è stato messo in crisi dalle lotte dentro e fuori, dimostrando la sua non riformabilità.

    Se il carcere come istituzione totale è cambiato nel corso della storia, non è stato né per gentile concessione di chi lo amministra, né per le politiche di pretesi riformatori, bensì per le lotte. Se la vita quotidiana dei prigionieri si è “speggiorata” (dagli oggetti a disposizione dei reclusi ai rapporti con l’esterno) lo si deve alle rivolte, all’autorganizzazione, agli scontri, ai morti, alle evasioni tentate e riuscite negli anni Sessanta e Settanta.

    E quando quel ciclo si è esaurito per le profonde trasformazioni avvenute dentro e fuori, la funzione del carcere come strumento di brutale repressione, di monito, di normalizzazione ha sfoderato tutti i suoi artigli. E padroni e carcerieri hanno usato l’arma più insidiosa della collaborazione, della premialità, della desolidarizzazione per creare cittadini obbedienti e disgregati.

    “Io speriamo che me la cavo” – questa sembra la condizione mentale e materiale del mondo dentro e fuori il carcere.

    In questo contesto di frammentazione, tornano il terrore, i pestaggi senza risposta, l’impedimento di ogni contatto con l’esterno (attraverso il blocco della posta, innanzitutto). E crescono sia la psichiatrizzazione della “devianza” sia le morti per l’incuria sanitaria. Ma esplodono anche, improvvise, le rivolte, quel tempo accelerato della sommossa che spezza il tempo immobile del carcere ma che non riesce a produrre i tempi lunghi dell’autorganizzazione, della sedimentazione delle esperienze di lotta, del passaggio di testimone da carcere a carcere.

    Del resto, per chi lotta, resiste, attacca o prova a non soggiacere, sono sempre più affinati il linciaggio pubblico, la criminalizzazione, la differenziazione (Alta Sorveglianza, 41 bis, 14 bis…). All’esterno, la solidarietà concreta raramente sfonda l’isolamento sociale e troppo spesso non è in grado di reagire alle rappresaglie dei carcerieri.

    La repressione si affina e accumula un sistema eterogeneo di strumenti per estendersi nei territori, affiancando al carcere sempre più misure preventive. Le “emergenze” si rinnovano senza sosta e il diritto penale del nemico – che altri chiamano legislazione e carcere di guerra – compie inesorabilmente la sua marcia di guerra coloniale. In una parabola ascendente, torna in auge la mostrificazione sociale del nemico che ha le sue radici nel colonialismo storico a cui sono state sottoposte le popolazioni del Sud Italia, e grazie al quale le contraddizioni del sistema coloniale sono state abilmente nascoste e marginalità indotta e conflitto sociale sono stati ricondotti nella categoria della “criminalità organizzata”. In modo non molto diverso, con l’accusa di “estremismo islamico” oggi si mostrificano socialmente – e si disperdono nelle sezioni speciali delle carceri – centinaia di proletari arabi e africani.
    Mentre il carcere diventa sempre più una discarica sociale per i poveri (in misura crescente stranieri), parte del fronte interno delle guerre neo-coloniali, dai campi di concentramento per i senza-documenti (CPR) arrivano forti segnali di rivolta.

    Perché, allora, un convegno contro il carcere?

    Perché si distrugge qualcosa che si conosce – e lo si conosce solo nei tentativi, anche piccoli e parziali, di distruggerlo.

    Perché il carcere è sempre più l’ombra che accompagna le lotte e, più in generale, le vite di migliaia di esclusi e non serve a niente a nessuno ignorarne il peso e la funzione.

    Perché è necessario, fuori dalla retorica, analizzare i cambiamenti nella composizione della popolazione carceraria, nel corpo prigioniero, nell’individualizzazione dei comportamenti, nelle rotture, nelle difficoltà per comprendere quali siano i meccanismi che lo regolano e lo rafforzano.

    Perché esiste un ricco bagaglio di esperienze che, tra passato e presente, possono fornire spunti di solidarietà, di autorganizzazione, di azione.

    Un convegno ambizioso, come si vede, per disseppellire e rinnovare la storia delle lotte contro il carcere, per collocare il carcere in una nuova prospettiva di lotta.

    Il programma delle due giornate
    Il luogo dove si svolgerà il convegno
    Per info: carcere@anche.nopieghevole

     

  • Gio
    09
    Apr
    2020
    dalle 10
    SOLIDARIETÀ AI/ALLE DETENUTI/E IN LOTTA!

    9-10 marzo: rivolte e proteste in oltre 40 carceri d'Italia in seguito allo stato d'emergenza chiamato dal Governo per Covid-19.
    Nel silenzio assordante che circonda queste rivolte muoiono di carcere 14 persone.
    Nelle settimane successive, pochi/e escono, troppi/e si ammalano.
    Il 2 aprile muore il primo prigioniero contagiato dal virus alla Dozza.

    L'UNICA SICUREZZA E' LA LIBERTA'!
    Le proteste dei detenuti non si fermano!
    Sosteniamoli!

    Giovedì 9 aprile a Bologna giornata di diffusione di striscioni, cartelli e messaggi in solidarietà ai/alle detenuti/e dai balconi alle strade.

    Invia i tuoi contributi a
    SoSCarcere - sosteniamoli!
    sosteniamoli@autistici.org

    Compagne e compagni di Bologna
    Rete bolognese di iniziativa anticarceraria